
Cos’è oggi il personal computer? Se connesso al Web, magari in modo abbastanza veloce da poter accedere agevolmente a procedure che sarebbero altrimenti difficoltose (download di file pesanti come video, musica, immagini iso di cd e dvd per l’istallazione interi sistemi operativi, eccetera…), esso è a mio avviso un potente strumento di comunicazione; nè più e nè meno di questo. Come strumento di comunicazione, esso collega individui, e il collegamento è ovviamente informativo. L’unica differenza con i sistemi del passato e che oggi l’informazione si è resa molto più articolata, e profondamente caratterizzata anche dal punto di vista estetico, tanto da individuare scenari ambigui. Sullo sfondo si staglia una domanda che appare oggi come il vero territorio inesplorato della contemporaneità: visto che la rete è ormai un mondo a tutti gli effetti, fatto di soggetti, relazioni e interazioni multiformi, quali rapporti possono intercorrere tra questo mondo e quello reale?
Da un punto di vista strettamente strutturale, non è che il cosiddetto Web 2.0 sia chissà che articolazione di servizi. In definitiva, a meno di vesti grafiche esteticamente rilevanti, la rete Internet fornisce oggi tre grandi categorie di strumenti, variamente aggregati e integrati in piattaforme e combinazione di software: messaggistica privata (email), messaggistica pubblica (blogging e simili), sottoscrizioni di messaggistica pubblica (feed RSS). Tutto qui? Sì, tutto qui. Se ci pensiamo è veramente tutto qui. La rete altro non è che un groviglio di collegamenti tra pagine di messaggistica privata e pubblica, con la possibilità di ricevere notifiche automatiche relative a quella pubblica. Un blog è messaggistica pubblica, con possibilità di sottoscrizione da parte dei soggetti interessati. Un blog privato è messaggistica privata: infatti si accede su invito, tramite messaggistica privata classica (email). Un wiki può essere messaggistica pubblica se pubblico, privata se privato; un wiki può anche designare più autori, sempre attraverso messaggistica privata, e trasformarsi in una piattaforma di collaborazione pubblica, piuttosto che privata. Un messenger è una forma veloce di messaggistica privata. E via così…
Qualsiasi cosa si possa affermare intorno a questa grande tematica, non è a mio avviso possibile prescindere da una considerazione di fondo: passando da un territorio virtuale a uno reale, le cose cambiano di molto. Ovvio e banale? Certo, eppure, nonostante l’ovvietà e banalità della cosa, in molti continuano a porsi il quesito di cui sopra. Gli spazi del territorio, per quanto circoscritti, porgono un grado di gestibilità lontano anni luce dall’analogo virtuale. Inviare un file in America è facile. Organizzare una cena tra blogger padovani e veronesi è difficile. Allestire un portfolio virtuale di fotografie e farlo conoscere a tutto il mondo che utilizza il web è facile. Allestirlo nella realtà e avere gente che viene a vederlo è difficile. Se la mappa non è il territorio, allo stesso modo l’informazione non è la realtà, e oggi il web ci permette di aggregare automaticamente informazioni inerenti a mondi reali che, per distanza, differenza e struttura, non potranno tuttavia mai essere aggregati in un territorio circoscritto.
I grandi quadri concettuali, però, mi interessano solo fino a un certo punto, perchè solo fino a questo punto sono utili. L’ideale è porsi obiettivi concreti, e per questo ho cercato dunque di rispondere alla domanda attraverso alcune possibili idee da sviluppare. In sostanza, dando per scontata una percezione abbastanza precisa delle potenzialità attuali e prospettiche del Web, quali possono essere i filoni progettuali più stimolanti?
1. Gruppi di Interazione Territoriale. Supponiamo che, all’interno di un territorio di riferimento specifico e piuttosto circoscritto, senza essere eccessivamente piccolo (per esempio una città di media grandezza, un asse stradale importante, una piccola rete di comuni, etc…), riesca ad aggregarsi una community di utilizzatori evoluti (piuttosto che facilmente evolvibili) rispeto allo strumento del Web, mantenuti in connessione dai rispettivi scambi mediati dalla rete (forum, blogging, social networking e combinazioni di questi). Supponiamo anche che all’interno di questo gruppo sorgano dei sottogruppi con interessi comuni, e che tali interessi individuino nell’azione sul territorio un tema centrale per il miglioramento relativo allo specifico interesse in questione. Se la disponibilità del Web fosse determinante per definire un valore aggiunto rispetto alla sua assenza, si avrebbe un gruppo che interagisce integrando azione sul territorio e interazione a distanza. Di solito, infatti, avviene il contrario: un gruppo si costituisce nel territorio in relazione a un tema (quasi sempre lo studio e il lavoro, a tutt’oggi mi pare gli unici che giustificano un impegno e relativo investimento a fini formativi), e poi vengono implementati gli strumenti per risolvere le questioni relative a quel tema; mentre in questo caso si determinerebbe prima lo strumento operativo, e poi il contenuto, con la differenza di avere già a disposizione un’esperienza operativa pronta all’uso, e la possibilità di declinarla in più contenuti.
2. Protocolli Analogici di Interazione Digitale. Diciamoci la verità. Molti di noi lavorano con persone che, indipendentemente dal loro valore, che ovviamente può essere ed è grandissimo, sanno a malapena usare un client di posta elettronica, conoscono solo gli applicativi Excel e Word (che magari usano senza una minima decenza di formattazione) e quanto a connessioni di social networking forse conoscono solo le chat line. Ora mi chiedo: vale veramente la pena sottoporre tutti, ammesso e non concesso che sussistano i presupposti minimi di tempo e risorse per farlo (cosa per cui nutro seri dubbi), a ripetute sessioni formative sull’uso dei nuovi media? Io penso di no. Penso che chi scrive ancora i libri con la sua Royal del 1955 debba continuare a farlo, salvo precise motivazioni personali ad integrare tale abitudine con la videoscrittura. Detto questo, è possibile costruire delle procedure per permettere anche a loro di interfacciarsi con noi? Fax e telefonia possono essere i grandi protagonisti di questo filone. Possiamo ricevere e inviare telefonate direttamente con il pc con tecnologia VOIP, anche da e verso numeri tradizionali. Un progetto del genere potrebbe aprire molte vie per la comunicazione intergenerazionale, e rendere più efficace la tecnologia stessa.
3. Organizzazioni Virtuali. Attraverso suite di applicazioni accessibili tramite il Web e condivisibili attraverso facili procedure di sharing è attualmente possibile la totale virtualizzazione di un ufficio. A ben vedere, se utilizzassimo appieno le tecnologie messe a disposizione dalla rete, le nostre strade sarebbero molto meno interessate dal traffico. Pensateci bene! Non esiste a tutt’oggi documento che non possa essere condiviso via Web, e facilmente modificato a più mani (penso a Google Docs & Spreadsheets, ma ci sono anche altre suite interessanti). Telefonate e videoconferenze possono essere tranquillamente implementate tramite pc, webcam, microfono e cuffie. Applicazioni particolari (tipo 8 Apps) permettono addirittura di condividere sessioni di creatività intensiva, con strumenti grafici simili alle mappe mentali e agli storyboard. Ed è noto come oggetti organizzativi quali agende e calendari possano essere ugualmente utilizzati entro una logica di team. Insomma: gli strumenti ci sono, ma mancano le persone che li utilizzano, e le nostre città sono ancora piene di gente che si sorbisce chilometri di coda ai caselli per spostarsi fisicamente da A a B per ragioni di lavoro. Ha senso tutto questo? Io penso di no. Un’organizzazione virtuale potrebbe essere un’organizzazione già esistente che si virtualizza, piuttosto che un gruppo virtualizzato preesistente che si propone scopi propri di un’organizzazione.
4. Petizioni Telematiche. Attraverso varie risorse, tra cui un sito tutto italiano che si chiama Live Petitions, è possibile effettuare raccolte di firme. In tal caso un gruppo promotore, e al limite un’unica persona, può avvalersi di risorse extraterritoriali per raggiungere obiettivi entro uno specifico territorio. Uno strumento molto interessante per la democrazia partecipativa.
5. Redazione Documenti a Più Mani. Non affermo certo una novità, ma, a parte la celeberrima Wikipedia, non penso che la redazione a più mani di un documento (si tratti di una pagina web, piuttosto che di un file in quanto tale, come un foglio di calcolo, una presentazione, un testo) si sia molto sviluppata. Eppure gli strumenti ci sono. Probabilmente non è opportuno che a un documento partecipino troppe persone: non tutti possono avere una spiccata propensione alla corretta ed armonica formattazione e impaginazione. Tuttavia in alcuni casi penso che strumenti come Google Docs & Spreadsheets, piuttosto che Writeboard, insieme ad altri colleghi più orientati al sistema wiki, come StikiPad, possano veramente rivoluzionare la collaborazione telematica di stesura. Alcuni esempi d’uso (in questo caso di Writeboard, ma applicabili ovunque) possono essere letti qui. Cosa manca? Semplice: l’interesse a usarli per chi li sa usare; e la capacità di usarli per chi avrebbe interesse a usarli. Ritengo che l’utilizzo più interessante sia relativo alla scrittura di un testo da parte di due autori.
Ancora una volta, se avete idee in materia, potete scrivermi direttamente, piuttosto che commentare. Se poi bazzicate i territori veneti, sapete dove siamo.