MindMapping VS RicoClustering

Novembre 8, 2007

Scrivo questo post a corollario di un interessante ed esaustivo articolo di Sacha Catalano sulle mappe mentali. L’articolo citato spiega già abbondantemente cosa siano le mappe mentali e a cosa possano servire. Quello che volevo fare io è aggiungere una tecnica alternativa, che in certi casi può essere più efficace e specifica: il ricoclustering.

Io di solito, per fare mappe mentali, utilizzo un software molto noto che si chiama MindManager. Preferisco il software perchè, con carta e penna (e pennarelli vari), le mie mappe mentali risultano difficoltose da vergare, forse perchè la disciplina delle mappe mentali stesse richiede quell’ordine di pensiero che solo un software automatizzato può restituire.

Con MindManager, infatti, non scrivo direttamente qualcosa, ma edito un concetto in qualche modo già espresso nelle sue articolazioni, dandone una versione graficamente accattivante e facilmente condivisibile, per esempio con un team di lavoro. Le mappe mentali, per la loro chiarezza espositiva, sono infatti perfette per comunicare concetti complessi al vasto pubblico, senza spreco di tante parole.

Ma per elaborare direttamente un’idea ho bisogno di allontanarmi dal pc, ragionando con carta e penna. E per fare questo preferisco, come detto, la tecnica alternativa di cui sopra, che ora vado a spiegare nel dettaglio.

La tecnica è molto semplice, e non è ovviamente escluso che qualcuno di voi, intuitivamente, già la utilizzi nei suoi appunti.

1. Si scrive una parola, piuttosto che una frase, al centro di un foglio abbastanza grande, e la si contorna con un cerchio.

2. Si scrive vicino al primo cerchio una seconda parola/frase, in qualche modo legata alla prima per libera associazione, piuttosto che per uno specifico ragionamento, e la si contorna allo stesso modo, collegandola con una stanghetta al primo cerchio.

3. Leggendo le parole/frasi all’interno dei primi due cerchi, si aggiunge un’ulteriore parola/frase cerchiata, collegandola con due stanghette ai primi due cerchi. E si continua così, leggendo tutte le cose scritte e collegandole a tutte le altre in una sorta di “rizoma” ipercomunicante.

Percorrendo con lo sguardo tutti i collegamenti possibili si creano catene percettive che stimolano incredibilmente la creatività. Provatelo anche voi!

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